| STORIA di PARMA
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Sui resti di un villaggio riferibile all'età del bronzo e su un probabile insediamento celtico i Romani fondano nel 183 a.C. la città di Parma. E' dallo storico Tito Livio che apprendiamo come sul tracciato della via Emilia furono fondate le colonie di Modena e Parma, attraverso l'insediamento di duemila capifamiglia romani guidati dai triumviri M. Emilio Lepido, T. Ebuzio Caro, L. Quinto Crispino. Della civiltà dei Galli si ritrovano scarse tracce nella pianura parmense, come del resto di una presunta occupazione etrusca, precedente a quella gallica. Forse il nome del torrente, che taglia in due la città da nord a sud, e dal quale i Romani trassero il nome della colonia, pare confermarci l'ipotesi di una penetrazione culturale etrusca nel Parmense. Ai Romani spetta l'opera di bonifica della pianura compresa fra l'Enza, il Po e il Taro coperta in antico di foreste, di poche radure coltivate e pervase da acquitrini. Il primo tracciato urbano rispetta il tradizionale sistema di assi ortogonali. Il Decumano massimo della centuriazione parmense coincide con la via Emilia e trova una traccia vistosa nel ponte sulla Parma realizzato in muratura forse all'epoca del rifacimento augusteo della via Emilia, mentre il cardo e rintracciabile nel percorso delle attuali via Cavour e via Farini. La città romana risultava fornita di foro (zona dell'attuale Piazza Garibaldi), teatro (piazzale di S. Uldarico) anfiteatro, edifici termali, tempio, basilica, rete idrica urbana. Durante scavi ottocenteschi e soprattutto recenti sono stati riportati alla luce resti di ricche e modeste dimore, come attestano soprattutto numerosi pavimenti musivi. Già nel medio impero si assiste ad un periodo di crisi per l'economia locale fondata prevalentemente sull'allevamento ovino, da cui deriva, secondo le fonti, una serie di attività artigianali. La città si va spopolando e rare si presentano le tracce che attestano una qualche ripresa in età teodoriciana (454-526), cui si sostituì il governo bizantino (553-568) sotto il quale la città fu denominata Crisopoli, non sappiamo se per la fertilità delle sue terre o perché era stata fatta custode delle casse militari. A seguito dell'invasione longobarda (568-569) che modificò profondamente l'assetto territoriale dell'Emilia, Parma divenne un presidio militare importante, di cui restano rari reperti archeologici. Parma perde e ricostruisce più volte la propria identità, diventando capoluogo di contado sotto i Franchi, coi quali cominciano a scomparire le direttrici fondamentali del disegno urbano originario. Non avendo Carlo Magno abolito o unificato le antiche leggi dei regni barbarici sopravvissero, per secoli, tradizioni e culture completamente diverse, che trovarono per la prima volta la loro unificazione in epoca comunale. La città passò poi sotto il governo del Vescovo Conte Guidobono, presule della città dal 860 al 895, che, nel 877 fondò il capitolo della Cattedrale, il palazzo Vescovile con una scuola sacerdotale, aperta poi a tutti nell'XI secolo, in cui si insegnavano grammatica, retorica dialettica, aritmetica, musica, geometria, astronomia e a cui si aggiunsero diritto e medicina. In questa prestigiosa scuola devono essere ricercate le origini dell'Università di Parma, una delle più antiche d'Italia. Alle prime avvisaglie della lotta fra l'impero e la chiesa, Parma si schiera dalla parte imperiale fornendo ben due antipapi: il proprio vescovo Cadalo e Giberto. L'antipapa Cadalo, vescovo-conte dal 1045 al 1072 diede inizio alla costruzione della grande cattedrale e del palazzo vescovile fuori dalle mura settentrionali della città, sul luogo di una antica basilica paleocristiana. Si assiste pian piano alla decadenza del potere politico dei vescovi e all'irrobustirsi di una piccola feudalità agraria che portò alla costituzione di uno spirito di indipendenza verso la chiesa e verso l'imposizione dell'Impero. Federico fu sconfitto nel 1248 e si creò così il primo governo repubblicano, che ebbe il suo centro del potere in "piazza nuova" (oggi piazza Garibaldi) dove Torello da Strada, primo podestà di Parma aveva fatto erigere (1221) il Palazzo Comunale.Questo portò allo scatenarsi di discordie fomentate dalle nobili famiglie locali; dopo lotte di ogni genere per il predominio e il potere, Parma, nel 1335, caduto il governo comunale, passa nelle mani di Luchino Visconti e quindi di Filippo Maria Visconti (1420). Dopo un brevissimo periodo d'indipendenza passa sotto gli Sforza (1440-1500) e quindi nelle mani Francesi e poi della Chiesa. Dal 1521 fu governatore di Parma, in nome di Leone X, Francesco Guicciardini che frenò energicamente ogni discordia interna, riuscendo a non cedere ai francesi e ai veneziani che, nel dicembre di quell'anno, assediarono la città. Ripristinato il dominio pontificio, Paolo III Farnese fece di Parma, nel 1545, la capitale di un piccolo ducato (formato da Parma, Piacenza e Guastalla) retto fino al 1731 dalla sua famiglia. Si susseguirono al potere Pier Luigi, Ottavio, che fissa la capitale del ducato a Parma, dove innalza il Palazzo del Giardino; egli riordina lo Stato con buone leggi e da impulso allo sviluppo della città attorniandosi dartisti e letterati. Gli succede, nel 1586, Alessandro, educato alla corte di Filippo 1I di Spagna; egli vive a lungo nelle Fiandre, impegnato nelle guerre fra cattolici e protestanti, lasciando la reggenza parmense al figlio Ranuccio I, il quale porta avanti la costruzione del Palazzo della Pilotta e del Teatro Farnese. Seguono Odoardo, RanucciolI, Francesco, cui succede il fratello Antonio, ultimo duca. Estintasi nel 1731 la casa Farnese, Parma passò per pochi anni nelle mani di don Carlo di Borbone, che lascerà presto il trono parmense per salire prima su quello di Napoli e poi di Spagna. Il duca porterà con sè, sistemandoli nel palazzo di Capodimonte, tutti gli arredi e le opere d'arte che si trovano nei palazzi di Parma, Colorno e nella residenza di Sala Baganza. Dopo la pace d'Aquisgrana il ducato parmense passò definitivamente nelle mani del secondogenito di Elisabetta Farnese e Filippo V di Spagna, don Filippo di Borbone, che sposerà Louise Elisabeth figlia di Luigi XV, avvezza agli agi di Versailles. Essi trovarono un ducato dissestato, palazzi spogli e abbandonati, ma dopo pochi anni grazie alla scelta di abili e intelligenti ministri, di artisti, architetti formatisi sulle idee illuministe, Parma ebbe modo di riordinarsi secondo i dettami della grande cultura europea. Da Parigi la duchessa faceva arrivare carovane di tappeti, porcellane, arazzi, mobili, dipinti per arredare le sedi della corte secondo il gusto francese. Don Filippo fondò la Biblioteca Palatina fornita in pochi anni da Paolo Maria Paciaudi di 40.000 volumi ed inoltre l'Accademia di Belle Arti che patrocinava, ogni anno, concorsi internazionali di pittura, scultura e architettura cui partecipavano giovani artisti di ogni parte d'Europa: tra cui anche il giovane Goya. Diede impulso agli scavi archeologici che portarono alla scoperta, sulle colline di Piacenza, dei resti romani di Velleja. Il volto stesso della città mutò i caratteri prettamente farnesiani che la caratterizzavano, arricchendosi di costruzioni neo-classiche progettate dall'architetto E.A. Petitot, ornate di stucchi disegnati dagli artisti francesi formatisi alla sua scuola, quali G.B. Boudard. A Parma in questi anni impianta una grande tipografia di raffinata produzione il saluzzese Giambattista Bodoni, i cui caratteri tipografici diventeranno famosi in tutto il mondo quale sinonimo di eleganza e di rigore grafico. Pian piano si ritirano o sono cacciati con vari pretesti gli uomini migliori; la restaurazione comincia subito col suo contorno di piccinerie, di buoni sentimenti, dincapacità politica. Alla morte di don Ferdinando s'impadronì di Parma per conto della Francia Moreau de Saint Mery, che cercò di riassestare le finanze e di riordinare il governo della città, che passerà, nel 1814, nelle mani di Maria Luigia d'Austria, seconda moglie di Napoleone, che regnerà fino al 1847. Un trentennio importante della vita del ducato, punto d'incontro ancora di culture diverse, di scelte umane, che non arrestarono però il formarsi di quelle idee dindipendenza e dunità che si stavano sviluppando in tutta Italia. L'ultimo duca Borbone Carlo III, morì pugnalato (1854) nel cuore della città all'ora del passeggio, lasciando alla vedova Luisa Maria di Berry il compito di governare uno stato inquieto e travolto dalle battaglie per l'indipendenza. Nel marzo del 1860 si ebbero il plebiscito e il decreto di annessione al Piemonte. Un momento importante per la città si ebbe nell'agosto del 1922 quando Italo Balbo inizia dalla Romagna, con le squadre d'azione, la sua marcia; c'è allora una sola città nella regione che si ribella, che organizza la sua resistenza collettiva: e Parma, che ancor oggi riconosce nelle "barricate dell'Oltretorrente" uno degli episodi più nobili della sua ricchissima storia. |