EMIGRAZIONE SVEDESE

 

emigrsved.jpg (33591 byte)L’emigrazione svedese in America è un tipo di emigrazione tipica delle popolazioni europee dirette ad ovest, verso l’America, nel corso del diciannovesimo secolo.
Primariamente, l’emigrazione svedese fu causata dagli stessi problemi che altre popolazioni avevano sia nell’Europa del Nord che dell’Ovest: difficoltà dovute alla sovrappopolazione, difficoltà economiche e, soprattutto, difficoltà di sviluppo dell’agricoltura, problemi dovuti a profonde crisi sociali, a disagi politici e dissensi religiosi.
La storia dell’emigrazione svedese verso l’America va molto più indietro nel tempo di quella verso gli Stati Uniti. Gli svedesi cominciarono a giungervi nel 1638, proprio diciotto anni dopo che la Mayflower approdò su quelle rive.
Al contrario dei Padri Pellegrini, gli svedesi non erano dissidenti religiosi, ma piuttosto un gruppo organizzato di colonizzatori. Essi erano stati mandati via dal Governo di Stoccolma per stabilirvi una colonia sotto il diretto dominio della corona svedese nel Delaware.
L’era della Nuova Svezia finì nel 1655, quando la colonia fu presa dai danesi. Ma i colonizzatori originari rimasero e mantennero a lungo la loro lingua e la loro cultura. Molti dei discendenti degli svedesi del Delaware divennero ottimi combattenti per la libertà nella guerra contro l’Inghilterra del 1776.
John Hanson era il nome di uno svedese del Delaware. Nel 1781 egli fu eletto presidente degli "Stati Uniti eletti in Congresso" ed in questo modo egli precedette George Washington quale capo supremo della nuova nazione.
L’emigrazione di massa fu preceduta dall’emigrazione dei primi pionieri. Essi salpavano da un qualsiasi porto svedese insieme alle merci, su cargo o brigantini, passando mesi sul mare ed alla fine, più morti che vivi, approdavano a New York.
Alla fine degli anni 1860 la Svezia fu colpita dall’ultima serie di catastrofi dovute alla carestia.
L’agricoltura, che era ancora solo parzialmente modernizzata, si era trovata in un periodo difficile: ora era alle prese con raccolti falliti. Il 1867 era stato "l’anno bagnato", l’anno del grano marcito; il 1868 "l’anno secco" dei campi bruciati ed il 1869 "l’anno austero" delle epidemie dei bambini che chiedevano la carità.
Sessantamila persone lasciarono la Svezia in questi tre anni di "carestia". Fu l’inizio dell’emigrazione di massa che, con brevi intervalli, sarebbe continuata sino alla Prima Guerra Mondiale. Durante questo periodo (1868-1914) più di 1.000.000 di svedesi partì, per la maggior parte diretti tutti verso gli Stati Uniti. Dopo la guerra l’emigrazione continuò, ma con minore intensità. Cessò del tutto nel corso della depressione americana alla fine degli anni 1920.
La Svezia detiene ancora il settimo posto tra gli emigranti europei.

 

IMMIGRAZIONE SVEDESE

 

Copia Relief-New_Yorks_hamn.jpg (13896 byte)Una popolazione di circa 9 milioni di abitanti distribuita su un’area di 450 mila kmq significa una densità di popolamento pari a circa 20 abitanti per chilometro quadrato; ma questa variabile ha decisamente scarso significato in Svezia, dove oltre l’80% della popolazione vive in centri urbani e soprattutto è concentrata in tre grandi città: Stoccolma, che ha raggiunto il milione di abitanti, Göteborg e Malmö.
L’immigrazione straniera in Svezia non è un fenomeno limitato ai tempi recenti, poiché i primi stranieri, rappresentati da coloni finlandesi, arrivarono già nel Cinquecento. Tuttavia è solo dopo la Seconda Guerra Mondiale che l’immigrazione dà origine a comunità straniere etnicamente distinte e ben definite, che sanno far sentire la propria voce attraverso pubblicazioni, radio e manifestazioni pubbliche. E’ da notare che in Svezia i giovani figli di immigrati stranieri possono seguire nelle scuole corsi tenuti nella loro lingua.
I dati ufficiali indicano che circa il 90% della popolazione residente in Svezia è costituita da Svedesi, il 3% da Finlandesi e un piccolo 0,15% da autoctoni, ovvero Sami. Il resto della popolazione è rappresentato principalmente da europei di varia origine arrivati in tempi non recenti (immigrati italiani, polacchi, greci, iugoslavi), da asiatici e, in misura inferiore, da africani e cittadini provenienti dal Sud America, di più recente immigrazione.