Economia
Agricoltura
Allevamento
Risorse minerarie
Commercio
Industria
Trasporti
Pesca
| ITALIANA Sotto il profilo economico, l'Italia è stata, nel corso degli anni seguenti il secondo conflitto mondiale, uno dei Paesi più dinamici del Continente europeo trasformandosi, da Paese agricolo in Paese prevalentemente industriale. Di circa 20 milioni di unità lavorative, nel 1951, era occupato nell'industria il 30,4% e nell'agricoltura il 40%. Nel 1961 il settore industriale raggiungeva il 39,2% e quello agricolo si abbassava al 28,2%. Il progresso industriale italiano appare tanto più importante se si considera che il Paese è sostanzialmente privo di materie prime ed è altresì fortemente tributario dell'estero per il settore energetico. Non meno apprezzabile è il fatto che l'economia italiana (soprattutto l'industria manifatturiera) ha operato in regime di progressiva liberalizzazione degli scambi internazionali e ha saputo conseguire posizioni di competitività con le più solide economie associate. Accanto all'industria si sono sviluppati enormemente i servizi e le attività terziarie in genere, tanto che oggi l'industria è attorno al 30% delle forze occupate, l'agricoltura al 10-11%, le altre attività al 60%. L'espansione industriale ha interessato in misura di gran lunga maggiore le regioni settentrionali, dove l'iniziativa privata ha trovato condizioni ambientali più favorevoli. Nel Sud, invece, si sono realizzate opere di natura prevalentemente infrastrutturale (a cura dello Stato) o iniziative di modesta portata, che hanno fruito delle agevolazioni della Cassa del Mezzogiorno. Tutto ciò ha aggravato ulteriormente lo squilibrio economico tra il Nord e il Mezzogiorno d'Italia. Il grande moto migratorio, se da un lato ha reso meno pesante la pressione demografica nelle campagne, dall'altro ha contribuito in misura decisiva al verificarsi di fenomeni, quali lo spopolamento di intere zone agricole, specie nel Mezzogiorno e in montagna, private della migliore forza-lavoro non compensata da un'adeguata industrializzazione dell'agricoltura, e l'addensamento e lo sviluppo accelerato di alcune grandi città (Milano, Torino, Roma, Napoli, Palermo), con evidenti implicazioni di carattere sociale, economico, urbanistico. Per avviare a soluzione i problemi dell'agricoltura, gli Enti di riforma agraria, tra il 1950 e il 1964, hanno bonificato e appoderato ca. 700.000 ha, creando più di 100.000 piccole nuove aziende coltivatrici. La riforma ha operato nel delta padano, in Maremma, nel Fucino e quindi nel Sud e nelle isole. Ciononostante, la produttività dell'agricoltura resta alquanto bassa.
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SVEDESE Economia A causa dell'interdipendenza sempre maggiore fra le varie economie mondiali,
anche la Svezia ha subito le pesanti ripercussioni della crisi, che alla metà degli anni
Settanta è esplosa in ogni parte del mondo, così come delle tendenze recessive
internazionali degli anni Ottanta. Al di là degli aspetti propriamente recessionistici,
che pure sono rilevanti (elevata inflazione; disoccupazione di una certa consistenza,
comunque traumatizzante in un Paese che aveva fatto del pieno impiego uno dei propri punti
d'onore; ripetute svalutazioni della moneta; crescente deficit del bilancio; caduta del
tasso di produzione, ecc.), la crisi ha soprattutto messo in discussione, per la prima
volta, gli elementi costitutivi del sistema economico, in particolare quel socialismo
svedese che ha dominato per decenni la scena nazionale ed è stato un punto di riferimento
obbligato per gli economisti di tutto il mondo. Ma, anche se un po' offuscata nella sua
smagliante immagine, la Svezia resta pur sempre un Paese straordinario. Esso ha raggiunto
un grado di sviluppo tra i più elevati del mondo, non solo dal punto di vista
strettamente produttivo, ma anche e preminentemente per quanto riguarda il livello
qualitativo del settore terziario e dei servizi sociali, proprio della fase
"post-industriale" dell'economia. Il reddito pro capite ha superato nel 1989 i
21.700 dollari, cifra davvero ingentissima, e ciò è tanto più straordinario ove si
consideri che il clima è rude, che i suoli - eccetto quelli della Scania - sono ingrati,
che pressoché nulli sono i minerali energetici e che le sole ricchezze naturali sono il
legname e i giacimenti di ferro (il cui sfruttamento è peraltro assai difficile
nell'estremo Nord del Paese), oltre al potenziale idroelettrico. |
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L'organizzazione dell'agricoltura italiana presenta un quadro
molto vario da zona a zona, sia per le diverse caratteristiche morfologiche e pedologiche
del territorio, sia in conseguenza dei diversi modelli di sviluppo consolidatisi negli
ultimi secoli. Quali che siano le prevalenti connotazioni delle strutture produttive, il
settore nel suo complesso presenta ritardi e disfunzioni se lo si mette a
confronto con quello degli altri paesi dell'Unione Europea. Un ostacolo alla formazione di
un'agricoltura più redditizia è dato dalle esigue dimensioni dei fondi, anche se la
diffusione della meccanizzazione e di tecnologie innovativi. ha notevolmente aumentato la
produttività. In linea di massima i settori più carenti sono la cerealicoltura e la
stessa olivicoltura, che pure è la specializzazione delle zone meridionali. Notevoli
progressi, negli ultimi decenni, hanno fatto l'orticoltura, i cui prodotti trovano ampi
sbocchi anche all'estero, e la frutticoltura. |
Agricoltura Ancora alla fine del secolo scorso l'agricoltura occupava i 2/3 della popolazione attiva; oggi gli addetti sono meno del 4%, ma i rendimenti sono notevolmente aumentati: chiaro riflesso dell'efficiente organizzazione dell'economia e del cospicuo intervento governativo. Malgrado le non certo favorevoli condizioni naturali, l'agricoltura, che interessa il 6,3% della superficie territoriale, registra alte rese per esempio di 45-50 q di frumento per ha e consente al Paese di essere autosufficiente per molti prodotti. Oggetto di attente cure, il settore ha via via perfezionato e specializzato le sue attività, in particolare associandole all'allevamento; la politica governativa tende a concentrare l'agricoltura nelle aree più redditizie, favorendo il sistema cooperativo. La cerealicoltura, un tempo predominante, anzi abbastanza sviluppata da consentire una discreta esportazione, è stata progressivamente sostituita in parte dalle più redditizie colture foraggere e industriali; rimane tuttavia ancora un'attività importante e fornisce annualmente 21 milioni di q di frumento, 20 milioni di q d'orzo, 16 milioni di q d'avena e 3,5 milioni di q di segale. Prodotto fondamentale per l'alimentazione è la patata (12 milioni di q), di ampia diffusione trovando condizioni favorevoli pressoché in tutta la Svezia. Anche l'avena e l'orzo sono coltivati sino alle alte latitudini, mentre limitata è l'area adatta al frumento e ancor più quella della barbabietola da zucchero, grande risorsa della Scania; ma, pur con rendimenti inferiori, tale coltura, che fornisce complessivamente 25 milioni annui di q di barbabietole, tende ad estendersi nella Svezia centrale; la bieticola è attualmente la principale coltura industriale svedese, destinata sia all'industria saccarifera (oltre 4 milioni di q di zucchero) sia all'allevamento. Si coltivano anche colza (4 milioni di q di semi) e in minor misura altre oleaginose, alberi da frutto - soprattutto meli - e vari ortaggi (pomodori, cipolle, piselli, cavoli, ecc.), questi ultimi frequentemente in serra, specie nelle vicinanze di Stoccolma, per rifornire abbondantemente il mercato della capitale. Non va peraltro dimenticata l'agricoltura che si pratica, pur in condizioni climatiche e pedologiche tra le più difficili, nelle regioni settentrionali del Paese, dove le aziende, associando le colture foraggere all'allevamento e allo sfruttamento forestale, ottengono risultati assolutamente impensabili. Lo sfruttamento forestale è infatti una delle maggiori risorse svedesi; ben il 62,3% della superficie territoriale è coperto da fitti boschi, che si stendono soprattutto sugli altopiani e nel Nord e che forniscono 55,7 milioni di m3 di legname all'anno, legname utilizzato da una serie di industrie cartarie e dalle molte centinaia di segherie. Una ferrea legislazione disciplina l'utilizzo dei boschi, benché per ca. metà siano di proprietà privata. Tra le essenze prevalgono nettamente le conifere (pini e abeti soprattutto). |
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La zootecnica ha il suo punto di forza nella Pianura Padana,
dove i bovini vengono allevati con criteri moderni e prevalentemente in funzione della
produzione del latte per il consumo e per la lavorazione casearia. |
Allevamento L'allevamento è ben rappresentato, anche se l'area occupata da prati e pascoli permanenti è esigua (1,2% della superficie nazionale); non manca la pratica dell'alpeggio, specie nella Svezia centrale, ma l'attività è essenzialmente di tipo stallivo, in particolare per i bovini (1,6 milioni di capi), tra i quali predominano le vacche da latte. La lavorazione del latte (3,5 milioni di t) si effettua ampiamente in cooperative; l'industria casearia produce 190.000 t fra burro e formaggi. I residui della lavorazione del latte sono destinati all'allevamento suino ormai consistente (2 milioni di capi); si aggirano sugli 11 milioni i volatili da cortile, mentre minore rilievo ha oggi l'allevamento ovino. La Svezia pratica anche l'allevamento degli animali da pelliccia. |
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Le risorse del sottosuolo sono assolutamente inadeguate alle esigenze della nostra industria di trasformazione, almeno relativamente ai minerali di maggiore importanza. Si trovano minerali di ferro, antimonio, zinco, piombo, carbone, petrolio e metano. Sempre più fitta la rete di metanodotti, che alimentano tanto l'industria quanto i servizi domestici. Utilizzati a fini energetici e per l'estrazione di ammoniaca i soffioni boraciferi della Toscana (zona di Larderello).
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Risorse minerarie Vari e in taluni casi di discreta consistenza sono i giacimenti di minerali metallici; l'attività estrattiva è molto antica, essendo già diffusa in epoca medievale, ma per secoli la Svezia si limitò a esportare le proprie materie prime e solo con il grandioso sviluppo del settore idroelettrico prese avvio la moderna metallurgia. Il sottosuolo svedese è particolarmente ricco di minerali di ferro, ed è il massimo produttore europeo. Si estraggono inoltre rame, piombo e zinco, piriti, tungsteno, manganese, nonché oro e argento dai giacimenti di Boliden. La S. è però assai povera di combustibili; manca il petrolio, il carbone è pressoché assente e solo la Scania ha vasti giacimenti di torba. A tale insufficienza ha invero da tempo posto riparo l'utilizzazione del potenziale idroelettrico; l'ingente produzione di energia elettrica è per il 60% d'origine idrica. Negli ultimi anni è stato riconsiderato, a fini energetici, lo sfruttamento di gas naturale, essendovi state forti opposizioni dell'opinione pubblica all'uso del nucleare. |
| Commercio Una parte cospicua degli scambi commerciali si svolge ormai con i Paesi associati della CEE, nel cui ambito non esistono più limitazioni quantitative e qualitative relativamente ai prodotti industriali, mentre ne sussistono alcune per determinati prodotti agricoli. Ma scarsi sono i vincoli anche negli scambi con i Paesi fuori dell'area comunitaria. Tra i maggiori partners figurano Francia, Germania, USA, Benelux e Gran Bretagna. Con i Paesi dell'Europa orientale il commercio (in via di incremento) è regolato invece dal bilateralismo. L'Italia importa soprattutto petrolio (greggio), ferro e acciaio, autoveicoli e loro parti, carne, carta, minerali e metalli, materie plastiche e prodotti chimici. Esporta prodotti agricoli e dell'industria alimentare, tessuti e abbigliamento, calzature, prodotti di oreficeria, materie plastiche, prodotti chimici, autoveicoli e macchinario vario. La bilancia commerciale è strutturalmente deficitaria, ma ad alleggerire il saldo passivo contribuiscono le entrate derivate dal turismo e da altre partite invisibili (rimesse degli emigrati, noli ecc.).
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Commercio |
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I settori più rappresentativi sono stati, nel corso degli ultimi anni, il metallurgico, il meccanico, l'elettrico, il chimico e l'edilizio. La siderurgia italiana, pur vantando antichissime tradizioni, si è sviluppata con notevole ritardo rispetto ai maggiori Paesi europei. Tra le produzioni meccaniche più importanti figurano l'automobilistica, concentrata soprattutto nella FIAT e in altre minori, l'elettrotecnica e l'industria delle macchine utensili. La chimica con la petrolchimica e la farmaceutica, settore di recente sviluppo, presenta un altissimo grado di concentrazione ed è per capacità produttive tra le più dinamiche in Europa. Per quanto riguarda l'energia elettrica (la cui richiesta è notevolmente aumentata in ragione dello sviluppo industriale), sfruttate quasi al limite le risorse idriche, derivate in massima parte dai rilievi alpini e dall'Appennino settentrionale. Nell'industria tessile, nei suoi due rami principali, laniero e cotoniero, è in corso un processo di ristrutturazione, che interessa soprattutto le unità minori. Efficienti sono invece le grandi imprese (Piemonte e Veneto) a ciclo integrato, o comunque collegate direttamente all'industria dell'abbigliamento. Notevole, nel settore, l'inserimento del tessile artificiale. L'industria delle calzature, salvo alcune eccezioni (Varese, Vigevano e Bologna), è caratterizzata dalla polverizzazione della produzione, che tuttavia non impedisce l'allargamento del mercato estero. Nel settore alimentare, l'Italia vanta affermati complessi, soprattutto nel campo zuccheriero, del pastificio e delle conserve (pomodori, frutta e legumi), che sorgono in Campania, Umbria, Emilia-Romagna, Lombardia e Veneto. L'industria casearia è tradizionale e rinomata in Lombardia, e in alcune zone dell'Emilia (Parma e Reggio) e del Piemonte.
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Industria La Svezia è uno degli Stati più industrializzati del mondo. Quanto alla prevalente ubicazione degli impianti, nel Paese si possono distinguere tre regioni industriali: quella del Nord, caratterizzata dalle miniere di ferro, dalle segherie e dagli stabilimenti per la produzione della pasta di legno; la regione della Svezia centrale, che ha le più progredite industrie metallurgiche e del legname; quella della Svezia meridionale, dove è concentrata l'industria leggera, i cui prodotti sono per lo più destinati al consumo interno. La metalmeccanica è la branca più importante dell'industria svedese come quella della carta e del legno: la Svezia è tra i maggiori produttori mondiali per la pasta di legno e occupa un'eccellente posizione per la carta. Dal legno ha avuto origine quella che è forse la più antica industria svedese: la fabbricazione dei fiammiferi. L'industria chimica è più recente e resta in confronto più modesta, ma presenta ritmi di sviluppo assai elevati, orientandosi in crescente misura verso l'esportazione; largamente prodotti sono gli esplosivi (a Vintervi ken, presso Stoccolma, è la famosa fabbrica di dinamite Nobel), i fertilizzanti, i coloranti, quindi gli acidi solforico, cloridrico e nitrico, la soda caustica, le materie plastiche, le resine sintetiche, le fibre tessili artificiali e sintetiche. Lavorano invece essenzialmente per l'interno varie altre industrie, come quella petrolchimica, l'alimentare, quella della gomma e del cuoio, le manifatture dei tabacchi, l'industria tessile. Un elevato grado di notorietà anche all'estero presenta infine l'industria vetraria. Per quel che riguarda l'industria un particolare rilievo ha assunto quella della telecomunicazione, l'elettronica e le biotecnologie, del legno alimentata da un ingente patrimonio forestale. Per quel che riguarda gli scambi commerciali oltre che con la U.E., la Svezia ha intensificato i rapporti con Russia e Paesi baltici. |
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Un contributo notevole allo sviluppo economico del Paese è stato dato, nel secondo dopoguerra, dalla creazione di una vasta rete autostradale. Nel complesso, l'impianto stradale ha ricevuto un potenziamento superiore a quello registratosi nello stesso periodo nei più avanzati Paesi europei. Anche il traffico aereo interno, con la costruzione o l'ammodernamento di scali presso città periferiche, ha registrato un notevole sviluppo. L'incremento della motorizzazione e del traffico aereo impongono ora un più organico coordinamento tra la rete stradale (ca. 300.000 km), aerea e ferroviaria (ca. 20.000 km). I maggiori porti italiani, relativamente al movimento merci, sono: Genova, Venezia, Napoli, Augusta, Ravenna, La Spezia, Trieste, Livorno, Savona e Taranto. |
Trasporti Preminenti nodi di traffico sono naturalmente Stoccolma, Göteborg e Malmö, ma a Nord le ferrovie si spingono sino a Kiruna. Ancora ampiamente sfruttate sono le vie d'acqua interne, percorribili che riguardano soprattutto i maggiori laghi, collegati opportunamente da canali o tronchi di fiumi sistemati artificialmente; per i loro frequenti salti di dislivello, i fiumi non sono invece molto idonei. Il trasporto aereo è essenzialmente assicurato dalla ABA che fa parte della S.A.S. (Servizi Aerei Scandinavi). Una discreta consistenza presenta la flotta mercantile (ca. 3 milioni di t di stazza lorda), necessaria a un Paese non solo marittimo ma che commercia con l'estero quasi esclusivamente via mare; tra i porti di maggior traffico sono Göteborg, Stoccolma, Helsingborg e Malmö. |
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Unattività rimasta complessivamente povera è la pesca,
anche per la limitata pescosità dei mari italiani, se si escludono lalto Adriatici
e il Canale di Sicilia. Lorganizzazione del settore, pur non mancando di imprese
moderne che si spingono la loro attività anche nellAtlantico, si colloca in linea
di massima ad un livello poco più che artigianale. La maggior parte dei molluschi
proviene dalle coltivazioni di mitili dislocate in alcuni golfi (soprattutto Mar Piccolo
di Taranto).
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Pesca |