LA COSTITUZIONE ITALIANA

 

Nel 1861 venne proclamato il Regno d’Italia, di fatto una continuazione del Regno di Sardegna.

La legge fondamentale era lo Statuto Albertino emanato il 9 marzo del 1848 (Regno di Sardegna), nel quale il ruolo principale era assegnato al re che deteneva il potere esecutivo esercitato attraverso i ministri che egli poteva nominare e revocare in qualsiasi momento.

Il re conservò in oltre una notevole influenza sul potere legislativo che era affidato a un parlamento bicamerale in cui solo la Camera dei deputati era elettiva mentre il senato era formato da membri nominati a vita dal re. Nonostante lo Statuto Albertino, in Italia si instaurò un regime di tipo liberale parlamentare, in cui il potere maggiore era del parlamento. Nello stesso periodo cominciarono a instaurarsi forze politiche di segno opposto, e sindacati operai e il partito socialista che ebbero diversi scontri con le classi liberali, allo scopo di portare l’Italia verso la democratizzazione.

In Italia il diritto di voto era riconosciuto soltanto in base ai limiti di censo, ma nel 1882 vennero eliminati i diritti di ricchezza. fino ad arrivare al 1919 quando il diritto di voto fu riconosciuto a tutti i maschi di almeno 21 anni d’età e venne adottato il sistema proporzionale che assicurava ai gruppi politici un rappresentante in parlamento, in modo proporzionale al numero dei voti ottenuti.

Nel 1922 si instaurò in Italia un nuovo partito, il partito fascista con a capo Mussolini, il quale ricevette dal re l’incarico di formare il nuovo governo. Si formò un governo di coalizione sostenuto da esponenti liberali, conservatori e cattolici.

Nel 1923 vennero legalizzate le squadre armate fasciste che dovevano garantire la sicurezza nazionale.

Alla fine del 1924 venne assassinato il deputato socialista Matteotti, e venne così definitivamente instaurato il regime fascista.

Il nuovo regime era organizzato con al centro il capo del governo detentore anche del potere legislativo.

Nel 1939 venne soppressa la camera dei deputati lasciando spazio alla camera dei fasci e delle corporazioni i cui membri venivano nominati dal governo.

Nella notte fra il 24 e il 25 luglio del 1943 il Gran Consiglio del fascismo votò a maggioranza un ordine contro Mussolini e l’indomani il re Vittorio Emanuele III destituì Mussolini nominando il generale Badoglio a capo del governo.

A partire dal settembre 1943 l’Italia rimase divisa in due parti, il nord occupato dai tedeschi ed il sud dagli anglo - americani.

Nell’Italia settentrionale i tedeschi restaurarono uno stato fascista denominato Repubblica sociale italiana sotto la guida di Mussolini.

Contro i fascisti si organizzò la resistenza formata da partigiani antifascisti.

Nell’Italia meridionale il potere rimase al re , al governo di Badoglio e di sei partiti antifascisti nominati Comitato di Liberazione Nazionale.

Il CLN stipulò il patto di Salerno in cui si diede il via ad un potere politico transitorio in attesa della fine della guerra.

Il 25 aprile del 1945 ci fu la liberazione dell’Italia dai nazi-fascisti.

Si decise poi di affidare la scelta tra monarchia e repubblica a un referendum, ma qualche giorno prima il re abdicò lasciando il trono al figlio Umberto II.

Il 2 giugno del 1946 i cittadini furono chiamati a votare per il referendum tra monarchia e repubblica e per l’assemblea costituente.

Furono le prime elezioni a suffragio universale in cui presero parte anche le donne.

L’Italia divenne uno stato repubblicano e il re Umberto II fu costretto a lasciare il paese.

L’assemblea costituente elesse come capo Enrico De Nicola e prevalsero i tre partiti di massa, democrazia cristiana, partito socialista e comunista.

Nel 1948 l’assemblea costituente si sciolse, e tre mesi dopo venne eletto il primo presidente della repubblica Luigi Einaudi. La costituzione della repubblica italiana è un documento composto da 139 articoli che si apre con i principi fondamentali ed è diviso in due parti: diritti e doveri del cittadino che tratta il rapporto tra Stato e cittadini, e l’ordinamento della repubblica che tratta dell’organizzazione dei pubblici poteri. Seguono le disposizioni transitorie contenenti le norme per il passaggio al nuovo ordinamento.

La costituzione prefigura una forma di stato di tipo democratico e una forma di governo di tipo parlamentare.

Dopo che la Costituzione entrò in vigore si trattava di renderla completamente operante, occorreva cioè emanare nuove leggi per realizzare la riforma che essa richiedeva per adeguare l’ordinamento giuridico, ma questo si verificò in misura molto limitata.

Nella svolta politica che si realizzò tra il 1947 e il 1948 si formarono i governi centristi.

Nel 1947 i comunisti e i socialisti furono esclusi dal governo.

Nel 1948 le prime elezioni della repubblica si risolsero con la vittoria della Democrazia Cristiana.

Iniziò allora il periodo dei governi centristi formati dalla Democrazia Cristiana e dai partiti laici suoi alleati, i quali volevano favorire lo sviluppo economico nell’ordine e nella stabilità sociale, contrastando il comunismo.

Nei primi anni sessanta iniziò il periodo dei governi di centro - sinistra basati su un programma di riforme.

Dal 1976 al 1979 si formarono i governi di unità nazionale formati dalla Democrazia Cristiana e appoggiati da tutti i partiti che diedero luogo a diverse riforme.

Negli anni ottanta ci fu l’esigenza di una revisione alla Costituzione, in particolare delle norme che riguardavano l’ordinamento della stato.

Tra il 1983 e il 1985 il problema venne affrontato ufficialmente da una commissione parlamentare per le riforme istituzionali, ma le proposte non ebbero alcun seguito.

Negli anni novanta nacquero nuovi partiti, nel 1993 venne adottato un sistema elettorale maggioritario che favoriva il raggruppamento dei partiti in due ordinamenti: sinistra e destra.

Nel 1994 in seguito alle elezioni andò al governo la destra, nel 1996 invece vinse le elezioni una coalizione di centro-sinistra.

Il percorso che dovrebbe portare alla riforma della costituzione non si è ancora concluso.