ARTE

ITALIA

I periodi paleocristiano e altomedievale

La nascita di un'arte "italiana" è datata tradizionalmente in concomitanza con l'affermarsi del cristianesimo, particolarmente a Roma. Il trasferimento della capitale a Costantinopoli e poi il trasferimento delle corti a Milano e a Ravenna, diminuendo l'importanza di Roma accrebbero l'importanza di altre località dando luogo appunto a una cultura artistica italiana e non più romana. Le invasioni barbariche, i saccheggi di Roma, la guerra greco-gotica e infine la conquista longobarda, frantumando l'unità imperiale tardoromana crearono le condizioni per una nuova unità, culturale prima che politica, basata sulle province italiche e sulle forme assunte localmente dal cristianesimo.

Le dominazioni longobarde portarono da un lato a una sopravvivenza di forme paleocristiane di ascendenza bizantina, dall'altro all'introduzione di tipologie e accenti stilistici derivati dalla figurazione nord-germanica, basata sulle tecniche proprie della lavorazione dei metalli e dell'oreficeria.

Il romanico

Nella storia dell'arte il termine romanico designa ormai una fase che va per l'Italia dal sec. XI al XIII, caratterizzata dall'amalgama tra retaggio classico e retaggio barbarico, quest'ultimo rivitalizzato dalle invasioni normanne. L'architettura riassume coerentemente tipiche forme tardoromane, tuttavia accrescendo l'importanza dei pieni sui vuoti e l'apporto fantastico della decorazione plastica, non applicata, ma organicamente inserita e fusa nelle strutture.

Il gotico

Le strutture tipiche dell'architettura gotica emersero in Italia e maturarono tra la fine del sec. XI e la metà del XII, tutti questi elementi emersero molto più tardi, a cominciare dall'inizio del Duecento, e si svilupparono in modo originale preferendo membrature e scansioni dello spazio semplici e larghe, metricamente percepibili. Tutta la pittura del Trecento è condizionata da Giotto e dalla sua scuola.

Il Rinascimento

La sintesi giottesca fu recuperata e insieme superata largamente a Firenze agli inizi del Quattrocento dagli artisti che si raccolsero attorno a F. Brunelleschi (1377-1446): anzitutto Masaccio (1401-1428) e Donatello (ca. 1386-1466). Con loro architettura e oreficeria, scultura e pittura si integrarono reciprocamente poggiando su un procedimento operativo comune: la progettazione attraverso il modello in scala e il disegno prospettico. Il primo mezzo era in uso da antica data, ma il secondo, messo in atto con geniale pragmatismo da F. Brunelleschi, esprimeva in sintesi relazioni geometricamente certe tra spazio e rappresentazione e l'identità percettiva tra rappresentazione e visione.

Il Rinascimento. L'architettura

La storia architettonica del Rinascimento italiano è in larga misura la storia dell'irradiazione dell'arte fiorentina combinata con il classicismo romano.

Per S. Pietro in Vaticano concepì un'ambiziosa fusione di forme classiche, mai realizzata. Dopo la morte di Bramante, sulla fabbrica di S. Pietro si misurarono gli altri grandi del Rinascimento: Fra Giocondo (1433-1515), Raffaello (1483-1520), i Sangallo, Peruzzi (1481-1536), Michelangelo (1475-1564), sempre tentando la pianta accentrata a croce greca e solo in subordine l'iconografia longitudinale a croce latina.

L'età barocca

Nel linguaggio michelangiolesco basato sulla grandiosità, la malleabilità e la potenza dinamica delle membrature architettoniche sono in gran parte già implicite le principali caratteristiche barocche: la parete ondulata, il gigantismo degli ordini architettonici, la predilezione per le forme ellittiche, percettivamente assai più dinamiche delle circolari. L'ellisse, adottata sporadicamente all'inizio del Cinquecento, propagata attraverso la pittura da Correggio, realizzata in edifici. Eco della nuova concezione (Keplero, Galileo) dell'ordine cosmico, la nuova architettura si diffuse per circa un secolo e mezzo, esprimendo contraddittoriamente a un tempo il pensiero moderno e il trionfalismo del potere papale. Il luminismo come tema pittorico (effetti notturni, luci di torce e candele, ecc.) aveva permeato gran parte della pittura del Cinquecento. Caricandosi di contenuto drammatico e simbolico, quale ricerca demitizzante di verità non-solare, divenne il motivo di fondo di uno dei massimi innovatori della pittura, Caravaggio (1571-1610). Da questo realismo "dialettico", alla cui base era lo studio diretto del vero, ma anche una profonda capacità trasfigurante, si sviluppò il filone realista di tutta l'età barocca, e non solo in Italia ma in più parti d'Europa.

Il Settecento. La pittura

Nel Settecento il filone realista non dipende più dal caravaggismo, ma si presenta come verismo, dai pittori lombardi "della realtà". Al realismo si opposero sempre una linea classicista eclettica, aulica e ideologizzante, e una linea altrettanto classicista, ma oratoria e trionfalistica, spesso fantasiosa ed estrosa, propriamente barocca.

Dal neoclassicismo alle avanguardie

Caduto Napoleone si tornò apertamente ad apprezzare l'arte delle epoche "cristiane" e dunque quella romanza, paleocristiana, romanica, gotica e del primo Rinascimento (donde il romanticismo). Gli stili architettonici furono considerati una sorta di fondale teatrale e perciò intercambiabili, non necessariamente determinati dalla contemporaneità. Ciò diede qualche spazio al funzionalismo e all'architettura del ferro che la rivoluzione industriale andava intanto imponendo in Europa, ma dapprima, in Italia come altrove, solo per strutture come ponti, serre e padiglioni di giardini, mercati e stazioni ferroviarie. Quale miglior frutto, si ebbero nel secondo Ottocento le coperture delle molte gallerie cittadine.

Dopo l'ultima guerra suggestioni "organiche" e neoliberty, alternandosi a proposte neofunzionaliste o neo-razionaliste, hanno tentato purtroppo con esito dubbio di salvare l'architettura moderna italiana dalla mancanza di un'organica pianificazione urbanistica e territoriale. È proprio nel campo dell'edilizia e dell'urbanistica che negli ultimi decenni si è svolto il dibattito, politico e culturale, più denso: l'azione di denuncia di vari architetti-urbanisti e il nuovo peso assunto dagli enti locali nell'amministrazione del territorio hanno avviato, a partire dagli anni Settanta. Si tende ora ad operare secondo una linea di programmazione territoriale, di salvaguardia e ristrutturazione dei centri storici, di contenimento dell'espansione irrazionale delle periferie urbane, di controllo sugli insediamenti residenziali nelle zone turistiche, per salvare, dove è possibile, quell'equilibrio di natura e cultura che ha caratterizzato nel tempo l'immagine migliore del Paese. Diretta erede del movimento razionalista è la scuola italiana di industrial design.

Parallelamente in ambito urbanistico emerge come prioritario il tema del riuso.

La scultura neoclassica italiana evitò il rigorismo archeologico e le idealizzazioni schematiche dei molti adoratori del nudo greco-romano.

Rompendo con il pittoricismo e con i rabeschi musicali del florealismo (L. Bistolfi, 1859-1933), i futuristi diedero alla scultura italiana idee e stimoli soprattutto attraverso il dinamismo plastico. Il richiamo all'ordine intervenuto durante e dopo la I guerra mondiale favorì un classicismo riformato, arcaista ed estroso nelle sue punte migliori.

La pittura neoclassica italiana ebbe ufficialmente inizio grazie ad apporti stranieri: l'esposizione degli Orazi di J.-L. David a Roma nel 1785.

I futuristi radicalizzarono la sperimentazione teorizzando un divisionismo del movimento. Il "ritorno all'ordine" avvenne prima attraverso i paradossi prospettico-concettuali poi attraverso la progressiva individuazione di una pittura in apparenza iconicamente naturalistica, ma resa astratta e senza tempo mediante tipiche trasposizioni formali e cromatiche. Si sviluppò così fino al secondo dopoguerra una scuola italiana estremamente originale e tuttavia basata sulla negatività.

Gli artisti italiani negli anni Cinquanta e Sessanta hanno dato un vivace contributo alle avanguardie internazionali nei campi dell'arte informale, del neodadaismo, facendo di alcuni centri, come Milano e Roma, importanti punti di riferimento per il mercato d'arte contemporanea. All'inizio degli anni Ottanta è emersa in Italia una nuova tendenza artistica ed estetica, denominata Transavanguardia, che si oppone all'ideologismo dell'arte concettuale per riaffermare la necessità di un recupero dei valori della soggettività e dell'espressione lirica, nonché di quelli propriamente tecnici della pittura e della scultura.

SVEZIA

Per motivi geografici la Svezia ha avuto pochi contatti con i movimenti culturali e artistici sviluppatisi nell’Europa continentale fino al XX sec. Di conseguenza la produzione artistica e artigianale si caratterizza ancora oggi per una costante ispirazione a motivi, soggetti, decorazioni o forme tradizionali.

Dalla civiltà dei Vichinghi restano pietre con motivi ornamentali runici, utensili lavorati e oreficerie di gusto germanico. In seguito alla conversione della Svezia al Cristianesimo (XI sec) la cultura e le arti svedesi riflettono l’intervento di artisti stranieri e l’influsso della cultura europea. Caratteri originali rimangono nell’architettura religiosa minore è in genere nell’artigianato e nelle arti minori.