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ITALIA
L'Arcadia
La guerra di successione spagnola
pose fine all'isolamento dell'Italia, che venne a trovarsi di nuovo al centro delle
vicende europee; parallelamente si diffuse nella penisola la conoscenza della filosofia
cartesiana, intorno alla quale si aprì un vivace dibattito. Mentre la cultura francese
subordinava rigidamente, sulle orme di Cartesio, la fantasia alla ragione, pronunciando un
severo giudizio sulla poesia italiana, i nostri studiosi, pur avvertendo l'esigenza di
"esterminare il cattivo gusto" barocco, non erano però disposti a rinunciare
agli elementi irrazionali e fantastici: il cui programma,lArcadia, era quello di
opporsi alla "barbarie dell'ultimo secolo", ritornando alla naturalezza e alla
semplicità dei classici.
La pretesa di restaurare la
tradizione pastorale e la tendenza a evadere in una campagna idealizzata e artificiosa
costituiscono gli aspetti negativi dell'Arcadia, il cui merito fu tuttavia quello di aver
rivendicato, in un'età razionalistica e impoetica, i diritti della poesia. La riscoperta
arcadica di una poesia più semplice e aggraziata portò inoltre a esaltare, fino al
limite della svenevolezza e della leziosaggine, l'aspetto musicale e cantabile della
tradizione lirica italiana. Il rinnovamento del primo Settecento non si limitò al
movimento arcadico, ma lasciò tracce profonde anche nel campo della storiografia e
dell'erudizione.
Il rinnovamento culturale italiano
si svolse nelle direzioni del giurisdizionalismo e della storiografia.
L'Illuminismo
Si dà abitualmente il nome di
Illuminismo a quel movimento, sviluppatesi in Europa nella seconda metà del Settecento,
che si propone di lottare contro tutti i residui irrazionali e barbarici perduranti nella
vita politica, economica, sociale, morale, intellettuale e contro lignoranza, i
pregiudizi, le superstizioni che valgono a perpetuarli. Larma assunta per questa
lotta e la "ragione": gli illuministi sono persuasi che basti diffondere i
"lumi", i principi razionali, per spezzare via tutto il vecchio mondo materiale
e spirituale che opprime e rende infelici gli uomini. Dallimmagine della
"luce" che deve cacciare le "tenebre" dellignoranza e del
pregiudizio deriva appunto il termine di "illuminismo".
La ragione viene considerata come
metro assoluto di giudizio ed è concepita come facoltà capace di raggiungere la verità
in ogni campo con le sue sole forze, senza la guida di alcuna autorità, religiosa o di
altro genere.
Forti di questa fiducia
nellarma della ragione, gli illuministi da un lato guardano al passato come ad una
lunga serie di errori e di aberrazioni e ne sottopongono a critica tutti gli istituti,
politici, giuridici, culturali, religiosi, respingendo ogni pretesa di legittimità
fondata solo sulla tradizione, sullautorità, sulla fede; dallaltro lato sono
convinti che la loro età segni una svolta fondamentale nella storia, perché darà
finalmente inizio al Regno dei "lumi", ad un mondo nuovo e migliore, conforme al
modello della ragione, consentendo di vincere tutti i mali sociali, morali, fisici e di
assicurare la pubblica felicità.
Vi è dunque negli illuministi uno
slancio ottimistico, unorgogliosa coscienza delle proprie forze, una fiducia
nellutilità della battaglia che li impegna.
La convinzione che la ragione sia
una prerogativa presente in tutti gli uomini deriva latteggiamento di apertura degli
illuministi verso qualunque civiltà, anche lontana dalla propria, la disponibilità ad
accettare serenamente e senza pregiudizi l"altro" nella sua diversità.
E latteggiamento che viene definito cosmopolitismo. A questo è strettamente
congiunto il filantropismo illuministico, la disponibilità ad amare e a soccorrere gli
altri uomini, in quanto tutti egualmente portatori di ragione. Scaturisce di qui anche lo
spirito di tolleranza verso gli altri.
Tra natura e ragione gli illuministi
non vedono conflitto ma equilibrio. La vita sentimentale, affettiva, fantastica deve
venire guidata e regolata razionalmente, non sfrenarsi in modo selvaggio.
Il movimento illuminista è
espressione della classe emergente che si viene sempre più affermando in Europa nel
Settecento, la borghesia, che aspira a diventare classe dirigente impadronendosi del
potere ed esercitando la sua egemonia su tutta la società.
Gli intellettuali illuministi non
prevedevano che lo scontro tra la borghesia e il vecchio mondo feudale ed assolutistico
avrebbe portato ad uno sconvolgimento violento, ed auspicavano il trionfo della ragione
per via pacifica e indolore, attraverso le riforme elargite dallalto dai sovrani
illuminati, conquistati dalla forza della nuova "filosofia". Per questo la
Rivoluzione costituì un trauma per i "filosofi", che guardarono con orrore lo
scatenarsi della violenza e patirono una profonda delusione dei loro ideali.
La lotta degli illuministi contro
pregiudizi e residui irrazionali per la creazione di un mondo nuovo incide in modo
evidente sulla fisionomia della letteratura di questo periodo. Si rifiuta la letteratura
intesa come esercizio ozioso e formalistico, condotto allinterno di una casta chiusa
di letterati e nellambito esclusivo delle corti e dei palazzi aristocratici. Si
afferma lesigenza di una cultura utile, che giovi la pubblica felicità offrendosi
come vincolo della diffusione dei "lumi" e come strumento di insegnamento, di
divulgazione, di polemica. Per questo lopera che meglio riassume in sé lo spirito
illuministico è lEnciclopedia di Diderot e DAlembert che si propone
come summa del sapere razionale. Prevale un linguaggio limpido, immediato, spigliato ed
accattivante, adatto a propagare i "lumi" anche presso il pubblico dei non
letterati. Si affermano anche i generi nuovi, adatti a tale compito: il saggio o
lopuscolo, larticolo di giornale, il romanzo.
SVEZIA
Il Settecento svedese fu dominato da
due influssi diversi eppure convergenti: l'illuminismo francese da una parte,
riconoscibile nell'interesse per le scienze (Celsius, Linneo), nella creazione di
accademie, di salotti letterari, nella fondazione di numerosi giornali, e dall'altra il
pietismo tedesco, avvertibile nella tormentata opera mistica di Emanuel Swedenborg
(1688-1772).
E proprio Linneo e Swedenborg sono
figure emblematiche di questa straordinaria mescolanza di misticismo e di razionalismo. In
Linneo infatti l'osservazione scientifica si combina col gusto del pittorico e del
meraviglioso, in Swedenborg le visioni più fantastiche dell'aldilà sono rese con
immagini analitiche di precisione quasi scientifica.
Figura centrale della prima metà
del secolo fu Olof von Dalin (1708-1763), che sull'esempio degli inglesi Spectator e
Tatler fondò il giornale Then swänska Argus(1732-34; L'Argo svedese).
All'opera sostanzialmente
razionalistica di Dalin fece riscontro la grazia settecentesca di gusto rococò della
poetessa Hedvig Charlotta Nordenflycht (1718-1763), la "tortorella del Nord",
animatrice di un salotto letterario frequentato tra gli altri da Gustaf Philip Creutz
(1731-1785), specialista dell'idillio pastorale, e Gustaf Fredrik Gyllenborg (1731-1808),
poeta d'ispirazione stoica e moraleggiante.
Nel quadro letterario del secondo
Settecento un posto a parte occupa Carl Michael Bellman (1740-1795), interprete genuino
della gaia Stoccolma del Settecento, ritratta con corposa aderenza alla vita di ogni
giorno al di là di ogni moda arcadica. Le sue liriche furono raccolte col titolo di Le
epistole di Fredman nel 1790 da Johan Henrik Kellgren (1751-1795), giornalista satirico e
scrittore di teatro, arbitro del gusto di un'epoca attraverso il giornale
Stockholmsposten, di cui fece il massimo organo dell'enciclopedismo del Nord.
Sull'ultimo scorcio del secolo nuovi
e diversi accenti, che si possono definire preromantici, si fanno sentire nei pensosi
versi di Anna Maria Lenngren (1754-1817), nelle appassionate effusioni di Bengt Lidner
(1757-1793) e nella violenta polemica che Thomas Thorild (1759-1808) condusse sulle orme
dello Sturm und Drang contro il gusto ufficiale dell'epoca rappresentato da Kellgren. E fu
proprio sotto lo stimolo di questo movimento e di tutti i fermenti del primo romanticismo
tedesco che le idee romantiche cominciarono a circolare in Svezia, diventando forze
operanti di un nuovo corso della letteratura svedese.
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