DUECENTO

ITALIA

Le origini

I primi documenti letterari in volgare italiano risalgono agli inizi del sec. XIII, anche se già da alcuni secoli idiomi volgari venivano usati in Italia per esprimere le esigenze concrete della vita quotidiana. L'uso del volgare come lingua della cultura ebbe inizio con la nascita della nuova civiltà comunale e l'affermazione di una classe borghese di imprenditori e di mercanti che nell'espressione dotta e ricercata trovò la consacrazione dell'importanza assunta nella vita cittadina in contrasto con il mondo dell'aristocrazia e del clero. Non si deve però pensare a una frattura tra la nuova cultura volgare e la cultura latina medievale: mentre infatti continuava la produzione dotta in latino, non pochi furono coloro che adoperavano il latino per scritture più immediate e artistiche: è il caso di Salimbene da Parma (1221-1288), autore di una colorita cronaca sulla vita della sua città.

Accanto alla produzione in latino, in francese e in provenzale, divennero sempre più numerose, nel sec. XIII, le manifestazioni letterarie in volgare, che si possono distinguere in due filoni essenziali: da una parte, la poesia aulica e raffinata, che si proponeva uno scopo risolutamente artistico ed eleggeva pertanto una lingua "illustre"; dall'altra parte, una serie di eterogenee esperienze letterarie, che privilegiavano, rispetto ai fini artistici, quelli morali e religiosi e si rivolgevano a un pubblico più vasto di quello cortigiano, usando una lingua mediocre e popolareggiante. Non a caso il documento più antico delle nostre lettere, il mirabile Cantico di frate Sole (1224) di San Francesco (ca. 1182-1226), privilegia la lingua dei rapporti quotidiani anziché quella dei dotti: esso è espressione di quel messaggio popolare di umiltà e povertà in cui consiste l'essenza storica del francescanesimo.

    SanFrancesco.jpg (3779 byte)San Francesco

MarcoPolo.jpg (2726 byte)      Marco Polo Mentre in Umbria si affermava la poesia religiosa, nei Comuni del Nord fiorì una letteratura didattica e moraleggiante, volta a gettare le basi di una nuova cultura, che soddisfacesse le attese della borghesia. Non in volgare italiano, ma in francese fu scritto il testo più significativo della prosa duecentesca, il Milione di Marco Polo che al gusto romanzesco associa una capacità tipicamente mercantile di osservazione di usi e costumi, costituendo il primo esempio di prosa scientifica moderna.

Accanto all'esperienza culturale in versi e in prosa sin qui esaminata, si svolgeva una ricerca letteraria profondamente diversa, volta a fini esclusivamente artistici e riservata a cerchie selezionate e aristocratiche di lettori. La prima iniziativa unitaria e organica in tal senso fu quella della Scuola poetica siciliana ,l’eredità di questa esperienza poetica passò poi in Toscana che divenne il nuovo centro di elaborazione letteraria.

 

SVEZIA

Le origini

Dell'antico patrimonio letterario svedese d'età pagana non si è conservato nulla di scritto. La Svezia, al pari degli altri Paesi scandinavi, dovette conoscere una ricca fioritura letteraria di carattere epico-lirico tramandatasi oralmente nel tempo e di cui si possono cogliere solo deboli echi in testi islandesi, norvegesi e danesi d'età contemporanea. Unica testimonianza diretta sono alcune iscrizioni runiche su pietra, redatte però relativamente tardi (sec. IX d. C.), come quella di Rok in versi, in parte illeggibile.

Solo col diffondersi del cristianesimo e l'adozione dell'alfabeto latino ebbe inizio una letteratura scritta.

I primi testi sono di carattere giuridico e risalgono all'inizio del sec. XIII; il più antico (ca. 1225) è la cosiddetta legge della provincia del Västergötland.