CUCINA        

ITALIA

La posizione geografica dell'Italia ben sintetizza il suo prodotto cucina. Una gastronomia che ha raccolto le sintesi migliori del Mar Mediterraneo e delle grandi culture che vi si affacciavano. Cucina fatta sostanzialmente di prodotti del territorio, fresca, fatta di sapienti manipolazioni e meditate cotture. I profumi intensi di Sicilia, la maestosità dei piatti napoletani, l'asprezza della cucina delle alture, la morbidezza dei bolliti piemontesi, la dolcezza dei salumi emiliani, le fragranze orientali della Puglia. Negli ultimi anni, il discorso cucina si è sempre più legato alle tematiche della salute e questo ha rilanciato notevolmente nel mondo la gastronomia dell’Italia.

La cucina borghese si occupa delle specialità locali e regionali che, molto spesso, scaturiscono dalle esigenze climatiche e dalle condizioni storiche di una specifica regione. L'odierna evoluzione rispetta in particolare la sana tecnica alimentare. Pietanze sostanziose e di difficile digestione vengono modificate ed adattate alle nuove cognizioni. Appartengono invece alla cucina classica tutte le preparazioni della cucina francese e di quella internazionale.

La cucina contemporanea considera i piatti della cucina classica e regionale che corrispondono alle attuali richieste o modifica le pietanze adattandole ai nuovi criteri alimentari (dieta mediterranea), sostituendo i prodotti alimentari troppo sostanziosi e quindi non facenti parte di quelli previsti da una corretta e sana alimentazione. Si vuole promuovere un tipo di alimentazione leggera, maggiormente diversificata e ricca di vitamine. I metodi di cottura degli alimenti atti a salvaguardare il loro contenuto vitaminico sono: sbollentare, affogare, cuocere al vapore, cuocere stufare, cuocere alla griglia. Dalla sintesi della cucina classica e regionale, nasce quindi la cucina contemporanea, interessata ad un sano sviluppo del corpo umano.

Anche un esame superficiale consente di distinguere certe zone unitarie dal punto di vista della cucina, che vanno oltre i confini delle regioni. Così abbiamo una cucina alpina che va dal Piemonte al Veneto, cucina della polenta e di certi tipi di formaggi, con relativo inevitabile incontro nei vari tipi di polenta concia, cioè arricchita dalla mescolanza degli stessi formaggi. Abbiamo una fascia subalpina che rileva ricchezza di carni, con tutta la serie dei bolliti e degli arrosti; abbiamo la fascia del riso, con tutta la serie dei risotti. La terra del Po ha tutta la serie delle paste ripiene (dai cappelletti ai ravioli), dei salumi, dei formaggi di pianura. C’è ancora una cucina appenninica, più piccante; e una cucina delle fasce costiere, marinare, a base di brodetti dal alto adriatico e di zuppe di pesce dal lato tirrenico.

Abbiamo una cucina prettamente mediterranea al sud che risente di influssi ignoti alle altre: influssi greci, arabi, spagnoli, legati alle varie derivazioni. Tutta l’Italia ha sempre avuto, forse dall’età romana, paste fresche, fatte in casa con acqua e farina, e le stesse paste in tempi più vicini a noi sono state fatte seccare, sono state conservate, sono diventate spaghetti, maccheroni e via dicendo. Si pensi alla diffusione in tutta l’Italia dei fagioli, cucinati modo splendido: dalla Sicilia a Napoli, da Roma a Firenze, al Veneto, al Piemonte, col sedano, con il pomodoro, con le cotiche di maiale, con le verdure toscane, col riso, con le lasagne, con l’olio cotto e crudo. Ugualmente, diffusi in tutta l’Italia il baccalà e lo stoccafisso, una volta risorse vitali in tempo di carestia per popolazioni povere e poverissime.

 

SVEZIA

Sino ad alcuni anni fa esistevano in Svezia marcate differenze tra la cucina del Nord e quella del Sud del Paese. Queste differenze tendono oggi ad attenuarsi, mentre permangono alcune diversità tra il pasto feriale e quello festivo. La prima distinzione è legata alle caratteristiche peculiari e alla diversa produttività del suolo svedese: nella Scania i cereali crescono in abbondanza; nel Norrland, invece, le fattorie sono ricche solo di fieno e d’orzo, i contadini coltivano rape e patate e, quando anche i boschi di conifere hanno termine, resta solo la tundra desolata, anticamera del deserto artico.

E’ naturale che una così differente ripartizione della ricchezza agricola influenzi la culinaria e i gusti e le possibilità alimentari degli abitanti.La seconda distinzione, pur essendo comune a tutti Paesi Scandinavi, è particolarmente accentuata in Svezia dove, in omaggio ad un’antica tradizione, assume caratteri rituali.Gli svedesi preparano, in occasione delle solennità, manicaretti complicati e danno vita a banchetti che possono durare anche qualche ora.Nelle fattorie del nord i contadini cominciano la giornata con un’abbondante colazione (vi è la stessa consuetudine anche in città): latte fresco, panna, uova al lardo, marmellata, polenta e pane di segale fatto in casa. A mezzogiorno le massaie servono fumanti scodelle di minestra.

Nella Scania le cose cambiano: la cucina è più raffinata, c’è una maggiore varietà, e anche il servizio a tavola è più curato. In Svezia si resta ammirati dinanzi alla semplice eleganza di una tavola quotidiana e incantati davanti al lusso di una tavola festiva, dove tovaglie ricamate, argenteria, fiori, candelieri e cristalli sono disposti armoniosamente.Anche nei piatti di pesce e di carne la scelta è più ricca che nel Norrland; abilissime nel preparare il pesce, le massaie svedesi sanno rendere appetitose, con l’aggiunta di spezie, salse e marinate, anche le aringhe.La cucina svedese non ama i gusti decisi: incerta tra il salato e il dolce, mescola spesso e volentieri il pepe con lo zucchero. Lo zucchero compare, oltre che sul pane, anche sulla carne e nel piatto più tipico e apprezzato dagli svedesi: l’oca salata, una pietanza festiva preparata con una elaborata ricetta.

Quanto ai dolci la scelta è variatissima, dai soufflés alla panna e al cioccolato alle meringhe, dalle cialde ai gelati.Ottima è la birra e il caffè svedese è considerato il migliore della Scandinavia.