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ITALIA
Il Rinascimento
Nei primi decenni del secolo XVI il
movimento umanistico giunse alla sua estrema maturazione, che prende per consuetudine il
nome di Rinascimento. Centro della concezione rinascimentale fu l'uomo, che compendiava in
sé il tutto, come un microcosmo che rispecchia l'intero universo. Di fronte all'uomo era
la natura, intesa animisticamente come un complesso di forze oscure che l'uomo poteva
dominare solo attraverso lo studio delle sue leggi, ancora sconosciute, ma non
inconoscibili.
| Nell'ambito di questo mito centrale
dell'uomo signore dell'universo, si possono individuare due fondamentali tendenze: quella
idealistica e quella realistica, che si scinde nel realismo politico di Machiavelli e
Guicciardini e nel realismo della cosiddetta "letteratura d'opposizione" al
classicismo; a mezza strada fra idealismo e realismo si colloca Ariosto. |

Machiavelli |
Lo sfondo sociale della letteratura
"idealizzante" fu la corte.
Ludovico Ariosto |
Nelle Commedie c'è
già quel gusto dell'intrigo che prelude alla sapienza compositiva del capolavoro, mentre,
nelle Satire, Ariosto esprime la consapevolezza della sua misconosciuta condizione di
poeta, contemplando con una punta di amara ironia le disavventure di ogni giorno. Brusco
appare il passaggio da questa mediocrità quotidiana alle vertiginose altezze fantastiche
dell' Orlando furioso, ma un'attenta lettura dimostra come il poema ariostesco non si
riduca a un libro di evasione dalla realtà nell'universo della poesia: a parte i continui
riferimenti storici, nella ricchezza psicologica dei personaggi creati dalla sua fantasia
Ariosto si è dimostrato uno scrittore essenzialmente realista. Accanto all'impegno
realistico c'è tuttavia nel poema un dilettoso abbandono al sogno fantastico. |
Tutti questi aspetti reali o
fantastici sono però contemplati con occhio distaccato e superiore, che consente ad
Ariosto di cogliere quella visione dialettica della realtà che è nota con la definizione
crociana di "armonia"; e l'ironia è il mezzo di cui si serve il poeta per
equilibrare realtà e fantasia.
LAriosto è l'unico grande
esponente del Rinascimento che abbia esaltato i sentimenti naturali, non nascondendosi gli
inesorabili limiti e gli irrimediabili errori connessi con la condizione stessa dell'uomo
e contemplandoli con saggezza disincantata e serena. Se Ariosto è un poeta puro, N.
Machiavelli (1469-1527) è un puro politico: ma in entrambi è uguale il punto di
partenza, e cioè il superamento della concezione trascendente del mondo. Anche per
Machiavelli, tuttavia, come per Ariosto, la visione totalmente immanente della realtà
lascia oscuri molti lati di essa, sui quali si dispiega l'opera capricciosa della fortuna.
Il cuore e il pensiero di
Machiavelli furono per la repubblica popolare; ma i tempi corrotti e la fragilità degli
Stati italiani sotto l'incalzare della minaccia straniera gli fecero vagheggiare la figura
di un "principe nuovo" che realizzasse il suo grande sogno della liberazione
dell'Italia dai "barbari".
La scienza politica, a sua volta, si
fonda su una scienza dell'uomo, la cui natura, nella meccanica delle passioni e dei
sentimenti, è immutabile. Questa impostazione ha come conseguenza l'autonomia della
politica dalla morale: per la prima volta, la storia è considerata seguendo la
"verità effettuale delle cose" e non "l'immaginazione di essa".
Accanto alle contrapposte tendenze
dell'idealismo platonizzante e del realismo politico, la cultura rinascimentale si mosse
su un terzo piano, in cui si registrò una polemica, spinta fino alla rottura, nei
confronti del classicismo egemone. Tale polemica si ridusse a un gusto di sperimentazione
linguistica che si esplicò soprattutto nel compiacimento dell'osceno.
La crisi del
Rinascimento
Il secondo Cinquecento coincise con
un'epoca di crisi e di transizione in cui giunse al suo esaurimento la felice stagione
rinascimentale e si gettarono le basi dell'età barocca. Molteplici sono i fattori
dell'"autunno del Rinascimento": dalla decadenza politica alla stagnazione
economica, dalla cristallizzazione degli squilibri sociali all'influsso della
Controriforma che impone la censura, la revisione degli stessi classici di
"pericolosa" lettura, lIndice dei libri proibiti.
In letteratura, la mutata atmosfera
si manifestò nell'intrecciarsi di una sensualità torbida e malata con accenti di
autentica e sofferta ansia religiosa, mentre si accentuò la riflessione critica che
codificò la produzione letteraria in una rigida e scolastica precettistica. L'ambiguità
dell'epoca si riflette nelle opere degli storici, che, con l'espediente del
"tacitismo" cercarono di risolvere la contraddizione tra il ripudio teorico di
Machiavelli e l'accettazione pratica del machiavellismo
La politica senechiana del macabro e
dell'orrido avrà la sua massima espressione nel secolo successivo. La coscienza della
mutevolezza delle forme letterarie, che fu tipica del barocco, si avvertiva già in quella
sintesi di tragedia e di commedia che è costituita dalla favola pastorale.
SVEZIA
Il sec. XVI fu dominato dal fermento
religioso della Riforma. Sotto lo stimolo luterano e per commissione di Gustavo Vasa venne
iniziata la traduzione della Bibbia a opera di Olaus Petri (1493-1552) e del fratello
Laurentius (1499-1573) portata a termine nel 1541. La reazione alla Riforma è
rappresentata dai fratelli Olaus e Johannes Magnus, profughi a Roma per non sottostare al
luteranesimo, autore il primo di un' Historia de gentibus septentrionalibus (1555), il
secondo di un' Historia de omnibus Gothorum Sueonumque regibus (1554).
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